Emotrasfusioni e responsabilità medica

Nell’ambito della pratica delle emotrasfusioni, sussiste in capo al Ministero della Salute un obbligo di controllo e vigilanza al fine di evitare l’utilizzo di sangue infetto.

Pertanto, in caso di violazione di tale obbligo, potrebbero insorgere patologie conseguenti ad infezione con i virus HBV (epatite B), HIV (AIDS) e HCV (epatite C), contratti a causa di emotrasfusioni o di emoderivati con sangue infetto, venendo così in essere una lesione dell’integrità fisica.

In base alla l. n.210/1992 rubricata “indennizzi per i danneggiati in modo irreversibile da vaccinazioni, trasfusioni e somministrazione di emoderivati infetti”, sussiste una responsabilità in capo al Ministero della Salute per cui è possibile esperire l’azione amministrativa volta all’ottenimento dell’indennizzo di cui alla legge citata.

Tale azione, tuttavia, è subordinata ad un termine di prescrizione di 3 anni dal momento in cui l’interessato risulti aver avuto conoscenza del danno derivante dall’emotrasfusione. Il termine è esteso a 10 anni nel caso di infezioni da HIV.

È inoltre necessario dimostrare la sussistenza di un nesso causale tra la trasfusione di sangue e l’insorgenza dell’infezione, che sarà poi oggetto di giudizio da parte della commissione medico-ospedaliera.

In capo al Ministero della Salute sussiste anche una responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c., come conseguenza della violazione dell’obbligo di vigilanza e controllo sul sangue adibito a tali pratiche.

Ma non solo. Sussiste una responsabilità contrattuale ex artt. 1218 e 1228 c.c. in capo alla struttura sanitaria e ai medici. Tra paziente e ospedale si configura un rapporto contrattuale, c.d. di spedalità, in base al quale l’ospedale si impegna a fornire assistenza sanitaria, che comprende non solo la prestazione medica principale, ma anche una serie di obblighi di protezione e accessori (Cass., III Sez. Civ., sent. n. 18813/2021).

Da qui la possibilità di esercitare un’azione nei confronti del Ministero della Salute e della struttura sanitaria per ottenere il risarcimento dei danni subiti. Anche in questo caso sarà necessario dimostrare la sussistenza di un nesso causale tra la trasfusione di sangue e l’insorgenza dell’infezione.

L’azione contro il Ministero della Salute in virtù di una responsabilità extracontrattuale è subordinata al termine prescrizionale di 5 anni dal momento in cui l’interessato ha avuto conoscenza del danno subito. Mentre l’azione nei confronti della struttura sanitaria e dei medici, in virtù di responsabilità contrattuale, prevede un termine prescrizionale di 10 anni.

Tuttavia, il risarcimento dei danni per responsabilità medica, rientra tra le materie per cui è obbligatoria la procedura di mediazione (d.lgs. 28/2010, art. 5 comma 1 bis). Pertanto prima di procedere ad un’azione di risarcimento dei danni nei confronti del Ministero della Salute e della struttura sanitaria, sarà necessario avviare tale procedura di mediazione.

14/04/2022